Hai mai scritto una not-to-do list? È semplicemente una lista delle cose da non fare, che non vuoi più fare: sono quelle che in misura maggiore o minore ti danneggiano e ti sottraggono inutilmente tempo ed energia. Ha moltissimi sostenitori fra gli esperti di produttività perché “quello che non fai determina quello che fai” (Tim Ferriss).

La not-to-do list può risparmiarti una quantità di inutili e spesso dannose decisioni quotidiane. Perché? Semplicemente perché NON puoi fare quello che c’è scritto nella lista, o non puoi farlo oltre un determinato limite (anche questo specificato nella lista). Non devi quindi valutare ogni volta pro e contro o se sia il caso di fare un’eccezione: non puoi farlo e basta.

 

COME SCRIVERE UNA PERFETTA NOT-TO-DO LIST

 

Che cosa mettere nella tua lista? Ecco qualche suggerimento utile:

●  tutto ciò che costituisce una distrazione a scapito della tua produttività (controllare le email continuamente, ad esempio)

●  tutte quelle attività che svolgi tu, ma che potresti tranquillamente delegare

●  le cattive abitudini che vuoi eliminare

●  qualunque cosa che non è necessario fare perché di utilità scarsa o nulla

●  tutte le cose a cui vorresti dire di no, ma poi non ci riesci facilmente perché rifiutare ti fa sentire in colpa

Prenditi un po’ di tempo in tranquillità ed esamina retrospettivamente gli ultimi giorni, dedicando particolare attenzione soprattutto alle attività, ai comportamenti e alle richieste ricorrenti. Che impatto hanno nell’economia della tua giornata e sul tuo umore? Ti distraggono e ti fanno perdere tempo, generando ritardo? Ti producono emozioni negative, fastidio, sensi di colpa? Ti portano scarsi risultati rispetto al tempo che richiedono?

Dedica qualche minuto a ogni elemento ricorrente, per identificare quelli che vuoi eliminare (o, nel caso sia possibile, delegare): saranno quelli da scrivere nella tua not-to-do-list, che potrai aggiornare periodicamente, in base alle tue esigenze.

Una not-to-do list ben fatta ti aiuta a focalizzarti meglio sulle tue priorità. Ogni mattina, quando pianifichi la giornata, oltre a stabilire quello che vuoi portare a termine, rileggi anche la tua not-to-do list: ti ricorderà che cosa non devi fare quel giorno.

Ogni giorno, pensa solo ad attenerti ai divieti della tua lista per quel giorno. Non per un mese, un anno o chissà quanto: ogni giorno soltanto per quel giorno.

 

NOT-TO-DO LIST E… CIOTOLE DI POPCORN

 

Personalmente, trovo che la not-to-do list sia uno strumento formidabile, se combinato con coerenti modifiche pratiche della situazione, la cosiddetta ottimizzazione dell’ambiente, uno dei punti chiave del bellissimo libro Switch – Come cambiare quando cambiare è difficile di Chip e Dan Heath.

Per spiegare meglio che cosa intendo, ti riporto un esperimento molto interessante raccontato nel libro, che è stato condotto dal professor Brian Wansink, direttore del Food and Brand Lab alla Cornell University, e raccontato nel bestseller degli Heath: in una sala cinematografica di Chicago furono dati in omaggio agli spettatori una bibita e una ciotola di popcorn, senza dire loro che stavano partecipando a uno studio sui comportamenti alimentari.

Il popcorn in questione era intenzionalmente pessimo, vecchio di cinque giorni. Una parte degli spettatori lo ricevette in una ciotola di medie dimensioni, l’altra parte in una più grande, ma comunque entrambe le ciotole erano così grandi che nessuno riuscì a finire la sua porzione.

La domanda alla quale i ricercatori cercavano di dare risposta era: “Chi ha a disposizione una riserva non esauribile large di popcorn ne mangerà di più, rispetto a chi può contare su una riserva non esauribile formato medium?”.

I risultati furono piuttosto sorprendenti: chi aveva ricevuto le ciotole grandi aveva mangiato il 53% in più rispetto a chi aveva una scodella media. Stiamo parlando dell’equivalente di circa 21 manciate di popcorn in più.

A seguito di questo primo studio, ne sono stati fatti altri in luoghi diversi, modificando alcuni dettagli, ma sempre con gli stessi esiti: le persone che mangiavano di più non lo facevano perché il popcorn era particolarmente buono (non lo era affatto), o perché spinte dal desiderio di finire la porzione (non la finivano comunque). Mangiavano di più semplicemente perché la ciotola era più grande.

Come sottolineano gli Heath “siamo portati a trasformare un cambiamento semplice (rimpicciolire le ciotole) in un cambiamento difficile (convincere le persone a pensare diversamente). E questa è la prima sorpresa del cambiamento: spesso, quello che sembra un problema delle persone è in realtà un problema della situazione”.

Possiamo utilizzare quest’evidenza a nostro vantaggio: cominciamo a modificare la situazione, a ottimizzare l’ambiente rendendoci più facili i comportamenti che vogliamo adottare e più difficili quelli indesiderati, in coerenza con la nostra not-to-do list.

Ad esempio, una voce della tua not-to-do list è non guardare ogni cinque minuti le email (torno spesso su questo, perché è un killer della produttività per la maggior parte delle persone), ma solo a intervalli stabiliti ? Disattiva le notifiche sul pc e metti in pausa la casella di posta con sistemi tipo Boomerang.

Per ogni voce della tua not-to-do-list, chiediti se ci sono delle modifiche pratiche che puoi apportare all’ambiente per aiutarti a disincentivarla.

Rimarrai sorpreso dagli esiti.

 

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