Quando una persona ci dice «ti amo», la guardiamo negli occhi per capire se sta dicendo la verità.

Eppure, secondo lo psicologo Paul Ekman, che alle espressioni facciali e a ciò che rivelano delle nostre emozioni ha dedicato una vita di ricerche, anche gli occhi possono mentire.

A volte, però, i segnali non verbali possono contraddire le parole. Questo è un punto chiave: spesso a tradire la menzogna è proprio la discrepanza fra ciò che viene detto e quello che invece svelano l’espressione del volto, la voce, i gesti. 

Perché succede? Perché è molto difficile riuscire a controllare efficacemente e simultaneamente due o più sistemi di comunicazione, soprattutto quando ci sono in gioco le emozioni.

Quanto più intensa è l’emozione, tanto più è probabile che qualcosa riveli involontariamente la menzogna, nonostante gli sforzi per nasconderla (e, anche se lo sforzo riesce, a volte è proprio l’evidenza dello sforzo stesso a tradire).

Chi mente di solito cerca di tenere sotto controllo le parole e l’espressione del viso, perché è consapevole dell’attenzione che ricevono. Può aver preparato bene la sua storia, imparato a non fregarsi con le sue mani dando troppi dettagli, ma la mimica non è altrettanto gestibile.

Non vediamo il nostro volto e quindi non abbiamo un’idea precisa di quello che sta mostrando, ma soprattutto abbiamo solo in parte il controllo dei nostri movimenti facciali: quando sono in gioco le emozioni, i muscoli del viso si attivano in maniera automatica.

Alla menzogna Ekman ha interamente dedicato un libro di più di trecento pagine, I volti della menzogna. Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonali, ed è una tale autorità in quest’ambito, che proprio al suo lavoro si è ispirata la nota serie tv Lie to me (ne è stato anche il consulente scientifico).

 

COME IMPARARE A COGLIERE GLI INDIZI DEL FALSO 

 

Ecco una serie di punti importanti e di spunti comunque interessanti, dal lunghissimo studio di Ekman (per ovvie ragioni l’elenco non è esaustivo):

● non esiste nessun gesto o espressione che in sé dimostri che una persona sta mentendo, ma solo indizi indiretti;

● la maggior parte degli indizi richiede una base di confronto, una qualche conoscenza precedente della persona (è quasi impossibile riconoscere una bugia a prima vista);

● il massimo livello di esattezza nell’individuazione delle menzogne (90%) è stato raggiunto considerando l’insieme di più fonti d’indizi: mimica facciale, sguardo, movimenti della testa, gesti, parole e tono di voce;

● c’è una fonte d’indizi decisamente più significativa delle altre: la mimica facciale (nelle analisi di Eknam da sola porta al 70% del risultato), soprattutto grazie alle cosiddette microespressioni;

● le microespressioni sono espressioni che contengono l’intera manifestazione mimica dell’emozione che la persona cerca di dissimulare e che passano sul viso per… una frazione di secondo! Sono difficili da percepire proprio per la loro fugacità, quindi Ekman ha messo a punto dei training a pagamento che insegnano a coglierle per le sette emozioni canoniche (rabbia, paura, disgusto, disprezzo, tristezza, sorpresa e felicità);

● i cosiddetti illustratori, cioè quei gesti che accompagnano e illustrano un discorso (delle mani, ad esempio) tendono a diminuire quando una persona sta considerando attentamente quello che le esce dalla bocca, cautela necessaria se sta mentendo;

● visto che rimanere impassibili è veramente difficile, usualmente l’emozione viene nascosta da chi mente grazie a una maschera, vale a dire un’emozione finta che copre quella autentica;

il sorriso è la copertura/maschera più utilizzata per ovvie ragioni ed è anche la più facile da assumere volontariamente (i bambini sono già in grado di sorridere molto prima dell’anno). Basta l’azione di un solo muscolo, lo zigomatico maggiore, per mostrare gioia, mentre la maggior parte delle altre mimiche emotive richiede l’intervento coordinato di tre/cinque muscoli diversi;

● al contrario di quello autentico, il sorriso falso, quello che cerca di far credere che si stanno provando sentimenti positivi, interessa solo la parte inferiore del viso e non il muscolo che circonda l’occhio. Tende a scomparire bruscamente o a scatti;

● quando un’emozione positiva non è realmente sentita, il muscolo principale coinvolto nel sorriso spesso agisce in modo asimmetrico, accentuandolo di più su una metà del viso. L’asimmetria invece è rara se l’emozione positiva è autentica;

● a meno che non si tratti di esperienze limite (una rabbia violenta, il culmine dell’estasi, ecc.) la maggior parte delle espressioni autentiche dura poco. Se un’espressione, da quando fa la sua comparsa fino a quando sparisce, dura più di 10 secondi è probabile che sia falsa.

Come si può intuire, il lavoro di Ekman è molto articolato e complesso, quindi come si fa a tradurlo nella pratica, a renderlo utilizzabile?

Basta meno di un’ora di pratica. Le microespressioni sono il punto chiave dell’intero studio e Ekman sostiene che si può imparare a coglierle in pochissimo tempo. Per questo ha messo a punto degli strumenti specifici di training.

Ero un po’ scettica, confesso, e quindi ho provato: ho fatto entrambi i training base e posso dire che il miglioramento percettivo raggiunto nel giro di un’ora è semplicemente clamoroso.

Chiudo con una riflessione dello stesso Ekman, tratta dal libro: “Se non potessimo mai mentire, se il sorriso fosse un’espressione perfettamente attendibile, mai assente quando si prova piacere, mai presente se il piacere non c’è, la vita sarebbe più aspra e molti rapporti più difficili da mantenere. La gentilezza, il tentativo di appianare le difficoltà, di nascondere sentimenti che si vorrebbe non provare, tutto questo sarebbe perduto. Non ci sarebbe modo di tener nascosto nulla, nessuna possibilità di tenersi per sé il proprio malumore o di leccarsi le ferite, se non in perfetta solitudine. […] Non siamo né trasparenti come il lattante né perfettamente camuffati. Possiamo mentire o essere sinceri, riconoscere le bugie o non vederle, essere ingannati o riuscire a difenderci. Abbiamo possibilità di scelta, è questa la nostra natura”.

 

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