A 15 anni visitai la casa natale di Mozart, a Salisburgo. La trovai inaspettatamente angusta, ma questo non m’impedì di emozionarmi moltissimo.

In quelle stanze entrò in me per la prima volta un “bacillo” mai più debellato: la passione per le case dei grandi del passato (scrittori, musicisti, pittori, filosofi, inventori…).

Ognuno ha il suo pantheon personale di grandi, anche gli insospettabili. Ognuno ha i suoi miti e i suoi modi per coltivarli.

Per me nessuna biografia o autobiografia riesce a raccontare quello che può svelare una casa, perché in casa siamo inevitabilmente noi stessi. Sono disposta a fare chilometri su chilometri, solo per vedere dove ha vissuto chi mi ha appassionato con la sua vita e le sue opere.

Dove creava? Che libri teneva a portata di mano? Di quali oggetti amava circondarsi? Che cosa vedeva guardando fuori dalla finestra? 

Per me tutte queste domande ne nascondono altre, sempre le stesse: qual è il segreto dell’eccellenza dei grandi, artisti e non? Quali sono gli ingredienti quotidiani, le abitudini?

E, soprattutto, che cosa si può riprodurre?

 

I SEGRETI DELL’ECCELLENZA

 

Tutti quelli che si sono occupati di crescita personale si sono posti queste domande e ne hanno scritto (è anche il tema di Tools of Titans, l’ultimo bestseller, non ancora tradotto, di quell’incredibile autore che è Tim Ferriss).

Ora, successo ed eccellenza non sono due concetti perfettamente sovrapponibili, soprattutto in ambito artistico, ma consideriamo per comodità che lo siano e torniamo alla parola “riprodurre”.

La scrittrice inglese Sophie Kinsella (laurea in economia ad Oxford e 24 romanzi all’attivo, di cui 9 della fortunata serie I love shopping), in una recente intervista a Vanity Fair ha dichiarato, a proposito dei suoi esordi letterari: “Un giorno presi un romanzo rosa e lo studiai come il motore di un’auto. Dissi: posso farlo anch’io. Avevo 23 anni e mi misi a scrivere tutte le sere e i weekend”.

Il sistema ha funzionato, visto che la Kinsella ha venduto 36 milioni di copie.

Anche lo scrittore Austin Kleon, nel suo bestseller Ruba come un artista, definisce il processo in questione quasi negli stessi termini, dicendo che si tratta di una sorta di “ingegneria inversa”, come smontare una macchina per vedere di che cosa è fatta e come funziona, per poi arrivare a riprodurne i meccanismi (per la cronaca, faccio parte della schiera di quelli che hanno amato questo libro, l’ho trovato delizioso).

In sostanza quindi si tratta di copiare? La risposta è sì. È essenziale però definire cosa s’intende per copiare.

Copiare qui non è un concetto negativo: non si tratta certo di plagiare, di appropriarsi del lavoro altrui spacciandolo per nostro, ma di imparare a vedere come vedrebbero i nostri modelli, di riuscire a interiorizzare il loro modo di agire e di guardare il mondo (per questo il mio “bacillo” mi porta in giro per case).

Copiare è una vera e propria modalità di apprendimento e quindi di miglioramento: si impara copiando, osservando un modello e imitandolo. I bambini lo fanno sempre, solo che non lo fanno consapevolmente.

Da adulti possiamo scegliere i nostri modelli e imparare dal loro successo, nell’ambito che c’interessa.

 

COME IMPARARE IL SUCCESSO 

 

Ecco i quattro passaggi chiave per farlo:

  • Identifica il tuo obiettivo
  • Individua chi l’ha già raggiunto con successo, vale a dire il tuo modello di riferimento
  • Informati, analizza, studia tutto quello che puoi per capire come ha fatto, quale strategia ha adottato, quali azioni ha compiuto
  • Esercitati, esercitati, esercitati ogni giorno

 

Un aneddoto pertinente: Billy Wilder è universalmente considerato uno dei più grandi registi di tutti i tempi. In un’intervista contenuta nel bellissimo documentario Billy, ma come hai fatto?, lo stesso Wilder parla del suo mito personale, che era un altro grande regista (come lui di origine europea): Ernst Lubitsch.

Sulla parete del suo ufficio si riesce a leggere la frase: “Come l’avrebbe fatto Lubitsch?”. È appesa al muro, incorniciata in un quadretto, dove Wilder poteva sempre vederla. Ogni giorno.

 

 

 

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