Hai un’ora di tempo per finire una presentazione, scrivere un testo o altro.

Fai una veloce ricerca su Google, guardi qualche risultato, leggi un articolo di cui ti ha attirato il titolo, guardi un video su Youtube che era contenuto nell’articolo, poi guardi un altro video correlato al primo, poi condividi qualcosa che ti è sembrato interessante, leggi dei commenti, già che sei lì dai un’occhiata alle notifiche, poi a un sito… A quel punto guardi l’orologio e scopri che della famosa ora ti rimangono solo 15 minuti, nei quali certamente non completerai quello che dovevi completare.

Mai successo? A me molte volte.

Il rumore non è solo sonoro. Il rumore è anche il bombardamento di stimoli e informazioni al quale siamo sottoposti costantemente, le continue distrazioni che ci rendono difficile concentrarci su quello che vogliamo fare.

A questo tema lo psicologo e ricercatore Shawn Achor, nel libro Prima della felicità, dedica molto spazio: “Il rumore è molto più che una semplice distrazione: blocca completamente i segnali che possono indirizzarci a una crescita positiva. Ma mentre il rumore ci dirotta verso una realtà negativa in cui il nostro potenziale viene limitato, un segnale positivo ci aiuta a creare una realtà più vantaggiosa”.

Bene, ma come si fa a distinguere i segnali positivi in mezzo a questo bombardamento di informazioni? Quali sono e come possiamo riconoscerli? Per scoprirlo Shawn Achor propone una sorta di “diagnosi differenziale”, partendo dalle definizioni:

● il segnale è quell’informazione che realmente rappresenta un’opportunità che ci consente di sfruttare meglio il nostro potenziale

● il rumore è… tutto il resto, vale a dire qualsiasi informazione falsa, negativa, fuorviante o inutile.

Non abbiamo la capacità di assorbire tutte le informazioni che riceviamo, questo è un dato di fatto. In ogni momento il nostro cervello deve decidere che cosa ignorare e che cosa assorbire.

E possiamo certamente aiutarlo, scartando le informazioni negative, per captare più facilmente i segnali positivi, vale a dire quelle informazioni che vale la pena di incamerare. 

 

COME DISTINGUERE IL “RUMORE”

 

Shawn Achor e i ricercatori del suo team hanno individuato quattro parametri per comprendere che cosa costituisca “rumore” e sia quindi da scartare perché depotenziante e distraente. Eccoli:

1. Inutilizzabile. Se l’informazione non ci spinge ad alterare positivamente il nostro comportamento ed è estranea alla nostra sfera di intervento, è inutile. Non si può non sapere cosa succede nel mondo, ovviamente, ma è importante porre dei limiti all’eccesso di news, se non ne può derivare qualcosa di positivo (per noi o per gli altri), se non possiamo fare niente. La maggior parte delle informazioni che ci subissano il cervello rientra in questa categoria.

2. Intempestivo. Se l’informazione non ci serve in tempi stretti, è probabile che sia cambiata quando vorremo usarla. Non serve interessarsi di qualcosa che diventa velocemente irrilevante.

3. Ipotetico. È il tipo di informazione basata su previsioni, sul “potrebbe essere” e non su quello che “è”.

4. Distraente. In questa categoria rientra tutto quello che ci distrae dai nostri obiettivi, senza portare valore aggiunto in quel momento. Quante delle informazioni a cui ci esponiamo è pertinente a quello che stiamo facendo? Se l’obiettivo è finire un lavoro entro una certa ora, passare due ore a navigare su siti vari è rumore.

Occorre diminuire, tra l’enorme quantità di informazioni che il nostro cervello è chiamato a processare, quelle che rientrano nei quattro parametri appena visti (inutilizzabile, intempestivo, ipotetico, distraente), perché si tratta di informazioni inutili.

Di quanto? Secondo Shawn Achor è sufficiente una riduzione del 5% del rumore per aumentare considerevolmente le nostre chance di percepire i segnali positivi.

Questa percentuale non è casuale: è sufficiente per produrre nel lungo periodo dei risultati considerevoli ed è abbastanza piccola per non farci sentire sopraffatti. 

Quali sono le tue fonti di rumore? Internet? La radio? La TV? Quanto sei esposto ogni giorno a informazioni che rientrano nei quattro parametri del rumore?

Prova a rispondere a queste domande e poi… taglia. 

 

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