Mio fratello quando era ancora alle elementari inventò la sua personale Terra di Mezzo: un suo mondo con tanto di lingua e animali fantastici, dove ambientava fumetti e racconti.

Mia sorella è sempre stata vergognosamente portata per le lingue. Io mi affannavo a studiare la grammatica, lei invece se ne usciva naturalmente con espressioni meravigliose. Le chiedevo la “regola” e lei rispondeva “non so, suona meglio così”. E suonava effettivamente meglio così, tutte le volte. 

Nessuno mi ha mai detto che rispetto ai miei fratelli io non ero creativa. Me lo sono detta da sola, crescendo con due così dotati a far fiorire le parole. Per me era un dato di fatto, la mia convinzione limitante su quello che ero, e soprattutto su quello che non ero, si era già formata: “Io non sono una persona creativa”.

 

PERCHÉ DIFENDERSI DALLE CONVINZIONI LIMITANTI

 

Le convinzioni limitanti sono una brutta bestia, bloccano l’azione, impediscono il cambiamento, limitano l’espressione del nostro potenziale. E fra tutte le possibili convinzioni limitanti quella che riguarda la presunta mancanza di creatività è una delle più rovinose.

Perché? Perché la creatività rende felici. A volte scorre sotterranea, ma scorre sempre, in tutti noi, aspettando di emergere.

Una delle scoperte più belle che mi ha portato il lavoro che faccio è proprio la stupefacente creatività, spesso nascosta, di persone che nella vita fanno tutt’altro.

Vedo nascere romanzi, oggetti, canzoni, articoli, bigiotteria, poesie, acquerelli, ricami… persino mobili bellissimi creati coi pallet o, di recente, una scrivania ricavata da una vecchia macchina da cucire ridipinta. Sto parlando di creazioni meritevoli di autentica ammirazione

Ho scoperto che la vita artistica dei non artisti di professione è una vita segreta, piena di pudore.

 

IL PIACERE DELLA CREATIVITÀ

 

La creatività salva la vita. Quando creiamo perdiamo la cognizione del tempo, siamo noi stessi. Creare ha una sua validità intrinseca, a prescindere da quello che facciamo o produciamo. La gioia è nel processo più che nel prodotto.

E il talento? La scrittrice e sceneggiatrice Julia Cameron, nel suo bestseller La via dell’artistalibro imprescindibile quando si parla di creatività, dice:

“Ciò che molto spesso fa la differenza fra un artista dichiarato e uno in ombra è il coraggio e non il talento: l’artista ombra non espone il proprio sogno al sole, per paura che si disintegri.”

A disintegrarlo è il giudizio, nostro o altrui, il perfezionismo, il ricordo di critiche passate, le convinzioni limitanti sulle nostre possibilità, gli standard irraggiungibili. Ma non c’è bisogno di essere Mozart per godere della musica e per fare musica.

C’è un godimento immenso, a portata di mano, nel dedicarsi a un’attività creativa. C’è tempo per parlare di talento, prima di tutto bisogna mettersi in azione e praticare, per il puro piacere che viene dal farlo.

Ho sempre scritto, ma segretamente, solo per i miei occhi e molto meno di quello che avrei voluto. Il mio giudizio è sempre stato in assoluto il più severo da affrontare. Non passavo alla frase successiva senza aver corretto e ricorretto la precedente fino allo sfinimento. 

Come ho risolto? Se quando non ho idee utilizzo le mappe mentali, per “proteggere” il processo di creativo di scrittura dalle trappole del perfezionismo, ma non solo, applico il “doppio imbuto”, un po’ come si fa nel brainstorming (infatti il sistema funziona per tutte le forme di pensiero creativo). Questo metodo alterna pensiero divergente e pensiero convergente, in due fasi che devono essere tenute ben distinte:

DIVERGENZA: è la fase di apertura, in cui si va a ruota libera, lasciando lavorare l’immaginazione e fluire tutto quello che emerge senza fermarsi a correggere, né censurarsi. In una parola bisogna “divergere” e sospendere qualsiasi forma di giudizio (ogni revisione implica comunque un giudizio su quanto abbiamo scritto). 

CONVERGENZA: è la fase di chiusura, del ragionamento, in cui possiamo finalmente valutare tutto ciò che abbiamo prodotto e apportare tutti i tagli e le revisioni del caso. Bisogna quindi “convergere” solo ed esclusivamente in questo secondo momento, quando l’immaginazione ha già fatto il suo lavoro.

Se si scrive e si revisiona nello stesso momento si rischia di bloccare il flusso creativo, quindi nella prima fase, più delicata, scrivo e basta, senza curarmi degli errori o altro. Solo in un secondo momento, esaurita la fase di scrittura libera, sottopongo tutto il testo a revisione.

Ora scrivo più che posso, tutte le volte che posso e, prima o poi, un romanzo vedrà la luce. Nel frattempo, mi godo il piacere di scrivere

 

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