Sono cresciuta con due fratelli. Li adoro, ma da piccoli erano risse regolari, anche per guadagnarsi il posto vicino al finestrino in macchina. Di silenzio in casa già ce n’era poco, poi, a entrambi, è anche scoppiata la passione per la musica: gusti opposti, volume identico (altissimo, naturalmente). 

Che sia per reazione o meno, per me avere dei momenti di silenzio e di solitudine era e rimane un bisogno primario.

Godere di un’ora piena di silenzio è una delle ragioni per cui mi piace tanto alzarmi presto. È l’ora in cui faccio la mia routine mattutina, in cui scrivo, in cui mi vengono le idee, ma è anche l’ora in cui a volte mi permetto di non fare assolutamente niente se non godermi la quiete. 

Non sempre posso fare una passeggiata, arrampicare, o andare in barca a vela. Quindi ho imparato a chiudere fuori il mondo. Ci ho impiegato parecchio tempo. Solo quando ho capito che ho un intimo bisogno di silenzio, ho potuto mettermi alla sua ricerca.

Inizia così Il silenzio, il libro in cui l’esploratore norvegese Erling Kagge dà 33 possibili risposte, in altrettanti brevi capitoli pieni di aneddoti, alle domande: che cos’è il silenzio? Dove lo si trova? Perché è più importante che mai? Kagge di base vive a Oslo, attraversa il traffico come tutti noi, ha tre figlie e non è un eremita, quindi le sue riflessioni, stimolanti e molto gradevoli, partono da un quotidiano non dissimile dal nostro. 

Nella nostra normalità il silenzio ormai è un lusso. Ha incessanti nemici interni ed esterni: il rumore mentale dei mille pensieri che ci affollano la mente e il rumore reale che riempie le nostre vite, soprattutto in città.

Lo temiamo persino un po’, perché temiamo che ci faccia sentire troppo soli. Per “tenerci compagnia” entriamo in casa e accendiamo la televisione, saliamo in macchina e accendiamo la radio. 

In effetti, stare seduti in solitudine e in silenzio può mettere a disagio, se non ci si è abituati. A volte quello che non vogliamo è proprio ascoltarci, realizzare che siamo insoddisfatti. Facciamo di tutto per evitarlo.

Eppure, il vuoto, in tutte le sue forme, dà spazio al cambiamento. Il silenzio permette a ciò che siamo di affiorare, è la chiave di accesso a noi stessi e, dopo un po’, inevitabilmente ci parla. Ci aiuta a rimettere le cose in prospettiva, a recuperare tranquillità, a lasciar andare, a ricominciare a desiderare in modo autentico. 

La quiete esteriore aiuta a trovare la quiete interiore (basta pensare all’effetto che ci fa passeggiare nel chiostro di un monastero, anche se non siamo religiosi).

 

COME COLTIVARE IL SILENZIO NELLA TUA VITA

 

Comincia a piccole dosi, ritagliati del tempo per prenderti una pausa e imparare piano piano a stare in silenzio, da solo con te stesso.

Eccoti un elenco di possibilità per goderne:

● La mattina presto. Alzati presto o comunque, se non vivi da solo, prima degli altri, in modo da avere del tempo per stare seduto in tranquillità (ho già scritto, e continuerò a farlo, dei benefici dell’essere mattinieri e di come diventarlo se lo desideri).

● A tarda sera. Se proprio non vuoi saperne di alzarti presto, o se fai un lavoro che non lo consente, ritagliati qualche minuto la sera tardi, quando tutti dormono. Spegni televisione, computer e smartphone e goditi la pace.

● Nei luoghi sacri. Anche se non sei credente, i luoghi sacri inducono al raccoglimento, fanno bene allo spirito, quietano.

● Nella natura. Tutte le volte che puoi vai fuori città e goditi la natura.

● Nelle biblioteche. Sono per definizione luoghi silenziosi perché leggere richiede concentrazione. Le librerie e i musei non lo sono altrettanto ma quasi, se riesci ad andarci in orari meno frequentati.

● In un parco o in un giardino. Non sono luoghi veramente silenziosi, ma, se abiti in città, comunque aiutano.

● In meditazione. È lo strumento per eccellenza per arrivare a spegnere il rumore interiore. Bastano pochi minuti e non è essenziale avere fatto corsi o altro per goderne i benefici. Ascolta semplicemente il tuo respiro. Se arrivano i pensieri, lasciali andare e torna a concentrarti sul respiro (leggi anche l’articolo sulla mindfulness).

Crea una mappa personale dei luoghi di silenzio della tua città, dove andare quando hai voglia di stare da solo con i tuoi pensieri e recuperare tranquillità.

Il silenzio è rispetto. Dei luoghi, degli altri, ma prima di tutto di se stessi e della propria interiorità.

 

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