Facciamo un esperimento: guarda la parola LAVARE per un attimo. Fatto? Ora completa il frammento di parola SAPO_E. Che cos’hai scritto?

“Sapone”? Se prima di completare il frammento SAPO_E ti avessi fatto vedere la parola MANGIARE avresti probabilmente scritto “sapore”.

Quest’effetto si chiama priming. In sostanza vuol dire che l’esposizione a uno stimolo influenza la risposta allo stimolo successivo (l’idea di lavare, cioè, sensibilizza all’idea del sapone, quella di mangiare all’idea del sapore). Ma non solo: quest’effetto si estende in una certa misura anche ad altre parole connesse, nella ramificatissima rete di associazioni della nostra mente.

Le implicazioni dell’effetto priming sono impressionanti e si è scoperto che non sono limitate solo alle parole e ai concetti, ma anche alle azioni e alle emozioni, tutti influenzati da fattori di cui non siamo neanche consapevoli.

Daniel Kahneman, straordinario psicologo israeliano che ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 2002 (“per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano”), dedica grande spazio al priming nel libro Pensieri lenti e veloci, dove riporta anche gli esiti di un esperimento dello psicologo John Bargh, che è diventato un classico.

(Nota personale: io per Kahneman stravedo, è una delle dieci persone al mondo che più desidererei conoscere).

 

UN ESPERIMENTO CHE HA FATTO STORIA

 

L’esperimento di Bargh andò così: a dei giovani volontari fu chiesto di costruire delle frasi, partendo da alcune parole fornite dai ricercatori, e a uno dei gruppi furono assegnati termini comunemente associati alla vecchiaia, come “smemorato”, “grigio” e “ruga”.

Terminato il compito, i giovani volontari furono mandati in un altro ufficio, in fondo a un corridoio, per sottoporsi a un altro esperimento, che in realtà consisteva nel fare proprio quel brevissimo percorso.

I ricercatori calcolarono il tempo impiegato dai ragazzi per raggiungere il secondo ufficio e, come previsto, quelli a cui erano state assegnate le parole associate alla vecchiaia percorsero il corridoio molto più lentamente degli altri.

Quest’esperimento consente di vedere due diversi stadi di priming: nel primo stadio alcune specifiche parole hanno innescato pensieri connessi alla vecchiaia (senza che il termine venisse mai esplicitato), nel secondo è stato messo in atto addirittura un comportamento tipicamente associato alla vecchiaia, cioè il camminare lentamente, senza che i soggetti se ne siano resi conto.

In sostanza è bastata la sola idea della vecchiaia per influenzare l’azione in modo totalmente inconsapevole (questo fenomeno di priming è definito “effetto ideomotorio”).

La cosa funziona anche al contrario, come dimostrato da altri studi riportati da Kahneman: se cammini a un terzo del tuo ritmo normale per cinque minuti, poi sarai più sensibilizzato a parole come “vecchio” o “grigio”.  

Cosa vuol dire tutto ciò in pratica? Vuol dire che tendiamo a produrre una reazione coerente, in virtù di questi effetti priming reciproci. Se siamo sensibilizzati a qualcosa (nell’esempio fatto, alla vecchiaia), tendiamo ad agire in modo coerente, cioè da vecchi, così come rafforziamo il pensiero della vecchiaia se ci comportiamo da vecchi.

 

I MIRACOLI DEL PRIMING

 

Le implicazioni di questi studi sono davvero impressionanti. Ai primi esperimenti sugli effetti priming ne sono seguiti molti altri, sempre più articolati, che ci fanno capire che ognuno di noi è un artefice delle proprie decisioni meno consapevole di quanto creda. 

Quello che vediamo e sentiamo può realmente condizionare le nostre emozioni e le nostre azioni, ha un’influenza su di noi che va ben al di là della nostra consapevolezza. Tuttavia questo implica anche che possiamo sfruttare quest’effetto a nostro vantaggio, esponendoci intenzionalmente a ciò che produce effetti positivi.

Un esempio di facile applicazione? Il cinema. Se abbiamo bisogno di sentirci emotivamente più leggeri, possiamo guardare un certo tipo di film e ci sentiremo davvero più leggeri (quali film? Se vuoi qualche suggerimento leggi quest’articolo).

Un altro esempio: la scelta dell’immagine che teniamo sul desktop del pc o quella dello smartphone. Siamo esposti a quelle immagini un impressionante numero di volte al giorno, le abbiamo sempre sotto agli occhi. Sceglile con cura, in modo che aiutino il tuo benessere.

Kahneman ci esorta a sorridere, a imporci di sorridere, perché ci farà realmente stare meglio. Banale? Sì, ma non per questo meno vero.

Tu comincia col sorridere e poi lascia che l’effetto priming lavori per te.

 

 

Nota: Kahneman ovviamente usa termini inglesi: in originale l’esperimento era con il frammento SO_P, completato come SOAP (sapone) o SOUP (zuppa), a seconda del fatto che la parola sensibilizzante fosse WASH (lavare) o EAT (mangiare).

 

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