Questo sarebbe il classico articolo da cominciare con una citazione. E verrebbe anche facile, perché dell’ozio si è sempre detto un gran bene, prima che diventasse il padre dei vizi.

Sembra però che, filosoficamente parlando, l’ozio stia tornando a godere di buona reputazione.

Lo scrittore inglese Tom Hodgkinson, autore del libro L’ozio come stile di vita, ha fatto della rivalutazione dell’ozio una bandiera. Dirige la rivista trimestrale e il sito The Idler (letteralmente “il fannullone”), il cui manifesto dice cose tipo: studia l’arte di vivere, prima vivere poi lavorare, la carriera è un fantasma, il lavoro ci ruba il tempo, resta a letto, sii pigro.

Dice anche cose come: scava la terra, libera lo spirito, lunga vita alla penna d’oca, suona l’ukulele. E ce l’ha a morte con Beniamino Franklin, che secondo lui ha condizionato le vite di tutti noi con la sua idolatria per il lavoro (nota a margine: visto che scrive, gestisce una rivista e un sito, organizza corsi ed eventi, ecc. l’impressione è che anche Hodgkinson lavori quanto noi figli di Beniamino Franklin, ma certamente fa quello che gli piace e in cui crede. Non è poco).

A me, Hodgkinson diverte moltissimo. 

Al di là delle provocazioni (non potrò mai sottoscrivere frasi come “ogni azione è futile”, anche se dell’ukulele possiamo ragionare), è indubbio che lavoriamo troppo e che anche quando non lavoriamo non sappiamo spegnere i motori, fino a quando il nostro corpo non ci obbliga a fermarci facendoci crollare esausti.

 

LA NECESSITÀ DI RICARICARSI

 

Dobbiamo imparare a prenderci lo spazio e il tempo per riposare, per oziare nel senso più nobile del termine, per fare le cose che ci piacciono e che ci ricaricano.

Siamo progettati per alternare allo sforzo il necessario tempo di recupero, fisico e mentale. Se non recuperiamo stiamo male. Questi tempi, quindi, vanno protetti in modo prioritario.

Possiamo essere realmente attivi e produttivi, soltanto se prevediamo e rispettiamo il recupero. Altrimenti saremo solo attivi per più ore, ma in realtà meno produttivi perché stravolti.

L’alternanza fra attività e inattività è fondamentale per il nostro benessere ed è la fonte del nostro equilibrio, non solo in senso fisico.

Ha ragione Hodgkinson a farne una questione culturale: l’ozio è associato a concetti negativi, è considerato una colpa. Non è inteso come il necessario momento di recupero che segue lo sforzo.

È fondamentale che tu ti permetta di ricaricarti, che ti regali del tempo senza impegni. Tempo vuoto. Non stiamo parlando del tempo in cui, anche se non sei in ufficio, corri come una trottola da una parte all’altra per ulteriori commissioni o incombenze. Il tempo libero dev’essere davvero tale. Dev’essere per te.

 

 COME GESTIRE IL TEMPO PER TE

 

  • Comincia col barrare l’agenda. Per un’ora, per due, per mezza giornata. Per un giorno intero, se riesci. Barrala e basta. Non devi farlo solo nella tua testa, barrala proprio. Se blocchi il tempo, se diventa un impegno scritto, vedrai che appuntamenti e riunioni andranno a fissarsi da qualche altra parte.
  • Informa chi dev’essere informato, ma non giustificarti. Hai un impegno, punto.
  • Non programmare nulla, a meno che non ti faccia piacere farlo.
  • Fai quello che ti viene voglia di fare sul momento.
  • Se vuoi dormire, dormi. Senza sensi di colpa.
  • Non usare questo tempo per fare cose da to-do list, cose che hai lasciato indietro. Questo è tempo da wishlist, solo per quello che desideri fare e che ami fare.
  • Non connetterti a Internet durante questo tempo e, se possibile, spegni lo smartphone.
  • Prendici gusto e… barra l’agenda per rifarlo!

 

Se sei interessato, ti segnalo che, oltre al manifesto sull’ozio, Hodgkinson ha realizzato un secondo manifesto sulla libertà (quest’ultimo è scaricabile gratuitamente, in inglese).

 

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