Tutti vogliamo liberarci del superfluo, ma spesso non ci è chiaro di cosa possiamo fare a meno.

Più di dieci anni fa, in occasione di un cambio di casa e di vita, rimasi per qualche mese senza le mie cose, perché per diverse ragioni i miei mobili e il resto traslocarono molto dopo di me.

Non avevo idea di che cosa mi fosse necessario. Mi sembrava tutto necessario e mi mancava tutto.

Non è stata una passeggiata, emotivamente parlando. Quando tornavo a casa la sera non mi sentivo per niente a casa. Ero disorientata e, diciamocelo, non esattamente felice (confrontarsi con il vuoto, non è mai facile, di qualunque vuoto si tratti).

Poi, piano piano, si è fatto strada un gran senso di libertà. Quando finalmente c’è stato il trasloco di quello che a fino a pochi mesi prima consideravo il mio mondo (in senso materiale, ovviamente), sapevo con esattezza di quali oggetti avevo davvero sentito la mancanza.

Erano pochissimi. Il resto, tutto il resto, era diventato superfluo. Anche cose che un tempo avevo amato erano solo oggetti fra gli oggetti, non mi rappresentavano più.

Siamo posseduti dalle cose che possediamo. Le guardiamo, accumulate nell’armadio o in giro per casa, e ci sentiamo più appesantiti che confortati. Ci tolgono spazio, aria, luce. Persino energia. Non abbiamo più idea di cosa realmente conti per noi in quella montagna di roba.

Ti sei mai chiesto che cosa sia veramente essenziale per te? Di quali oggetti t’importi veramente? Ogni tanto giochiamo a questo gioco, pensando a cosa ci porteremmo su un’isola deserta o quali oggetti prenderemmo se scoppiasse un incendio.

 

CHE COS’È IL MINIMALISMO

 

C’è chi della ricerca consapevole dell’essenziale ha fatto uno stile di vita, sempre più seguito: i minimalisti. I blog dei più noti esponenti americani di questo “movimento” sono: Zen Habits e il più specifico mnmlist, entrambi di Leo Babauta (ne ho già parlato in quest’articolo), The Minimalists (anche di loro ho già parlato), Be More With Less  di Courtney Carver, Becoming Minimalist di Joshua Becker.

Lo stile di vita minimalista si riassume in tre parole: meno è meglio.

Questo non vuol dire trasformarsi in un asceta dall’oggi al domani o rinunciare ai beni materiali. Vuol dire capire quello che per noi è essenziale e tenere nella nostra vita solo quello, per lasciare spazio a ciò che porta realmente valore e significato. Ricordiamoci che l’essenziale per una persona può non essere l’essenziale per un’altra, quindi in definitiva ciascuno può avere il proprio modo di essere minimalista, rimanendo fedele ai principi di base.

 

LIBERARSI DEL SUPERFLUO CON IL PACKING PARTY

 

Ma come possiamo sapere con certezza che cosa è importante per noi per poi liberarci di tutto ciò che non lo è?

Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus, i fondatori del sito The Minimalists, propongono un metodo duro&puro: il Packing Party, che si chiama party perché farne una specie di festa è un modo per rendere divertente una cosa che di base tanto divertente non è.

Il packing party è una specie di trasloco simulato e consiste nell’impacchettare in un solo giorno tutti i propri oggetti (per questo da soli è una mission impossible) e nel tirare fuori nel corso della settimana successiva solo quello che serve, per poi buttare, vendere o regalare tutto ciò che dopo una settimana è ancora nelle scatole. L’idea è che, se non se n’è avuto bisogno, sia roba superflua.

Decisamente estremo. I due però lo hanno fatto per davvero, come raccontano molto efficacemente in un video (purtroppo solo in inglese; ma spostano scatole, quindi il senso arriva in ogni caso).

Si possono muovere un sacco di obiezioni a questo sistema, come ad esempio che può avere una reale fattibilità solo se hai una casa piccola, che se fai il packing party a febbraio è ovvio che i vestiti estivi rimangano nelle scatole, ecc. ecc.

Vero, ma se proviamo a prendere il principio di base e ad applicarlo su scala ridotta, vedremo che diventa fattibile ed efficacissimo per capire di che cosa possiamo liberarci.

 

Ecco come fare un mini packing party:

 

  • prova a impacchettare degli oggetti di cui non sei proprio sicuro di volerti liberare (gli oggetti “forse” sono quelli che ci danno più problemi e sono la maggioranza);
  • metti la scatola in un luogo dove puoi dimenticartela e… dimenticatela;
  • se dopo un mese non ne avrai avuto bisogno o se non ti ricorderai neanche di che cosa c’è dentro, puoi tranquillamente liberarti di tutto quello che contiene.

Non sarà un packing party in piena regola, ma… funziona.

 

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