Carol Dweck, docente di psicologia alla Stanford University, era ancora una giovane ricercatrice quando per la prima volta si chiese perché, nelle stesse circostanze, le persone reagiscano in modo molto diverso all’insuccesso, perché per alcune fallire sia una tragedia irrimediabile mentre per altre rappresenti un’occasione di apprendimento.

La Dweck ha dedicato al tema più di vent’anni di studi e ha scoperto che, nelle nostre reazioni a contrattempi, sfide e critiche, la mentalità gioca un ruolo determinante e le nostre credenze possono influire moltissimo.

Per capire meglio di che cosa stiamo parlando, leggi le seguenti affermazioni, individuate dalla stessa Dweck nel suo bestseller Mindset. Come cambiare forma mentis per raggiungere il successo. Quale ti trova più d’accordo?

1) Sei un certo tipo di persona e non si può fare granché per cambiare questo dato di fatto.

2) Non importa che tipo di persona sei, puoi sempre cambiare in misura sostanziale.

3) Puoi anche fare le cose in maniera differente, ma le parti fondamentali di ciò che sei non possono realmente essere modificate.

4) Puoi sempre modificare gli elementi di base del tipo di persona che sei.

Secondo la Dweck, se condividiamo la 1 e la 3 abbiamo una “mentalità statica” (fixed mindset), se invece ci troviamo d’accordo con la 2 e la 4 abbiamo una “mentalità dinamica” (growth mindset). Ecco che cosa caratterizza maggiormente queste due diverse mentalità:

MENTALITÀ STATICA

  • desidera apparire intelligente e crede che l’intelligenza sia statica
  • evita le sfide
  • si mette facilmente sulla difensiva o rinuncia facilmente
  • vede lo sforzo come inutile
  • ignora i feedback negativi ma utili
  • si sente minacciata dai successi altrui

 

MENTALITÀ DINAMICA

  • desidera imparare e crede che l’intelligenza possa essere sviluppata
  • accoglie le sfide
  • persiste anche di fronte alle sconfitte
  • vede lo sforzo come una strada verso la padronanza
  • impara dalle critiche
  • trova ispirazione nei successi altrui

 

FALLISCO, DUNQUE… NON SONO

Hai letto le caratteristiche della mentalità statica e ti sei detto che non è il tuo caso? In realtà è diventato difficile ammettere persino con se stessi di non amare le sfide, ci nascondiamo dietro a quello che la Dweck chiama “falso mindset dinamico”.

Ripetiamo le frasi che ormai sono note a tutti e cioè che i problemi sono opportunità, che dai fallimenti si impara, ecc. ecc., ma non lo pensiamo veramente, non corrisponde a quelle che sono le nostre autentiche reazioni di fronte a un insuccesso o a un rifiuto.

Se hai una forma mentis statica in realtà credi che le tue caratteristiche e qualità (o la loro assenza) siano innate, scolpite nella pietra. Non puoi farci niente e se non puoi farci niente ogni valutazione diventa un dramma e un banco di prova.

Perché? Perché la mentalità statica ti dice che o sei qualcosa o non lo sei, o sei intelligente o non lo sei. E se fallisci vuol dire che non lo sei. “Ho fallito” diventa quindi “sono un fallito”, qualcosa che definisce per sempre la tua identità, senza possibilità di miglioramento, visto che siamo o non siamo solo in virtù dei nostri talenti innati.

Per questo il fallimento pesa così tanto in una persona con mindset statico: si sente costantemente messa alla prova e nella condizione di dover dimostrare di possedere una qualità, che sia intelligenza, talento artistico o altro. Si chiede: “Ce la farò? Farò la figura dello scemo? Sarò accettato o rifiutato?”.

Il successo per la forma mentis statica consiste solo nell’essere più dotati di altri, l’impegno non ha valore. Anzi, il solo fatto di pensare di aver bisogno di impegnarsi getta un’ombra sulle capacità della persona. La mentalità statica crede che il talento naturale non abbia la necessità di analizzare le proprie carenze e di esercitarsi.

 

L’IMPORTANZA DELL’IMPEGNO

 

E la forma mentis dinamica invece? La forma mentis dinamica crede nel diventare, nel cambiamento, si fonda sulla convinzione che con l’impegno le competenze possano essere sviluppate. “Non so ancora farlo, ma posso impararlo se mi impegno”. Le qualità di base sono solo un punto di partenza per il proprio sviluppo personale, perché tutti possiamo crescere attraverso l’impegno e l’applicazione di buone strategie. Nella forma mentis dinamica l’errore è del tutto banale, è solo un’indicazione di quello che ancora c’è da migliorare.

Anche se per chiarezza espositiva le due mentalità sono state presentate come antitetiche, in realtà ognuno di noi è un mix di entrambe, a seconda delle circostanze. Magari sul lavoro il nostro mindset è dinamico, mentre nelle nostre relazioni d’amore abbiamo un mindset statico, che si esprime con frasi tipo: “Se devo lavorare sulla relazione vuol dire che non è la persona giusta”.

In fin dei conti una mentalità è solo un insieme di credenze, che, per quanto potenti, è possibile cambiare per sviluppare una forma mentis dinamica, più utile all’espressione del nostro potenziale.

Secondo la Dweck occorre prima di tutto identificare quali siano gli elementi scatenanti della tua forma mentis statica. Quali sono gli eventi e le situazioni che la fanno emergere? I fallimenti? Le critiche? Le scadenze? 

Quando riuscirai a individuare i meccanismi di attivazione del tuo io statico, non giudicarlo. Limitati a osservarne le reazioni e impegnati ogni giorno ad avere un approccio più dinamico.

A pensieri come “Non hai il talento necessario, non sei capace” rispondi con un “Penso di poterlo imparare se mi impegno e ci dedico del tempo”. 

 

 

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