La teoria delle finestre rotte: perché conoscerla può trasformarti la giornata

La teoria delle finestre rotte: perché conoscerla può trasformarti la giornata

Nel 1969, un paio di anni prima di realizzare l’esperimento carcerario di Stanford che lo avrebbe reso famoso, lo psicologo Philip Zimbardo condusse un esperimento meno noto, ma molto interessante e di esito sorprendente.

Abbandonò due auto identiche, una nel Bronx, l’altra in una tranquilla strada di Palo Alto in California. Nel giro di pochissimo tempo dalla prima auto furono rubati tutti i pezzi che potevano essere venduti (il resto fu distrutto), mentre la seconda auto rimase intatta e senza un graffio.

I ricercatori, però, non trassero facili conclusioni e proseguirono l’esperimento apportando una modifica: con una mazza ruppero intenzionalmente il vetro di un finestrino della macchina abbandonata a Palo Alto. Bastò questa semplice variabile per stravolgere le precedenti evidenze: nel giro di pochi giorni anche quest’auto fu vandalizzata e distrutta, a opera di comuni cittadini.

Che cosa era successo? Secondo Zimbardo il finestrino rotto aveva trasmesso un segnale di abbandono, di “no one cares”. Era bastato quello per dare la percezione che la legge in quell’area non esistesse, scatenando un’escalation di comportamenti negativi (la cosiddetta “teoria criminologica delle finestre rotte” fu poi formulata su queste basi da altri studiosi negli anni ’80 ed è ancora oggetto di dibattito sul fronte delle sue conseguenze sociali).

È stata Gretchen Ruby, autrice di diversi bestseller sulla felicità, ad avere l’intuizione dell’impatto delle “finestre rotte” sulla nostra sfera personale che ho poi qui sviluppato: in casa nostra, oggetti danneggiati, abiti sparsi in giro e disordine ci trasmettono un analogo segnale di non-cura che genera stati d’animo negativi.

Intervenire e regalarci un’atmosfera che ci aiuti a stare bene, invece di deprimere impercettibilmente e inesorabilmente il nostro umore, è facile. Ecco come fare.

 

1) COME INDIVIDUARE LE TUE FINESTRE ROTTE: GLI OGGETTI

 

Il primo passo è individuare gli oggetti che rappresentano le tue “finestre rotte”.
Guardati intorno e chiediti quali sono le piccole cose che in casa tua ti danno una sensazione più o meno sotterranea di territorio abbandonato e ti generano un piccolo moto d’ansia.

Per individuarle più facilmente, ecco un elenco di suggerimenti (che trovi qui anche in un pdf scaricabile):

  asciugamani sfilacciati o consumati
  biancheria rovinata
  bigiotteria rotta
  biglietti d’auguri/cartoline senza valore sentimentale
  buoni/coupon scaduti
  calendari degli anni precedenti
●  calze spaiate o smagliate
  cavi di apparecchi dismessi
  cosmetici scaduti
  farmaci scaduti
  giocattoli rotti
  giochi/puzzle con pezzi mancanti
  libretti di istruzioni di elettrodomestici non più in uso
  orecchini spaiati
  padelle graffiate
  pennarelli che non scrivono più
  ritagli di vecchia carta da regalo
  profumi che non ti piacciono
●  regali sgraditi
  scarpe scomode
  smalti secchi
  solari dell’anno precedente
  spugne vecchie
  vecchi giornali
  vecchie batterie
  vecchie rubriche telefoniche
  vecchi scontrini della spesa
  qualunque capo con macchie indelebili e qualunque oggetto rotto che non aggiusterai mai perché non vale il tempo/la spesa

Dopo averli individuati, liberati di tutto ciò che dev’essere buttato, perché inservibile, e aggiusta o fai aggiustare quanto prima ciò che invece vuoi continuare a utilizzare.

 

2) COME INDIVIDUARE LE TUE FINESTRE ROTTE: LE ABITUDINI

 

Una volta eliminati gli oggetti, è il momento di individuare le piccole cattive abitudini che hanno un “effetto finestra rotta” sul tuo umore. Non sono le stesse per tutti. Un esempio personale? A me un letto non rifatto è indifferente, ma se entro una certa ora sono ancora in pigiama mi crolla l’energia. Una pila di libri mi rende persino allegra, mentre una pila di vestiti sulla sedia mi deprime.

Individua ciò che ha un impatto negativo sul tuo umore, in modo da esserne consapevole e poterlo prevenire. Se sai che i piatti sporchi nel lavello ti producono un calo di energia, adotta provvedimenti per evitarlo. Fanne una piccola vittoria quotidiana, come ho spiegato in quest’articolo, finché lasciare il lavello sgombro non sarà diventato un’abitudine.

Prenditi cura delle tue finestre rotte e il tuo umore ne ricaverà un enorme beneficio: guadagnerai energia, benessere e un senso di controllo.

Sai già quali sono le tue?

Quella volta a casa di Jung

Quella volta a casa di Jung

Ogni tanto sento l’esigenza di scrivere qualcosa di diverso: quello di oggi non sarà un articolo, ma il breve racconto della visita a una casa che mi ha colpito moltissimo e che desideravo vedere da molti anni. 

Anzi, per la verità le case sono due e sono entrambe appartenute allo psichiatra e psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung: distano appena una trentina di chilometri l’una dall’altra, ma raccontano mondi diversissimi.

Di fatto svelano la doppia vita di un uomo che la scrittrice Sandra Petrignani ha mirabilmente definito “un intellettuale finissimo con una semplicità e una manualità da contadino, uno sciamano, un guaritore che leggeva nel pensiero, che sapeva adattare le parole e finanche il tono di voce alle esigenze dei diversi pazienti, un improvvisatore originale, sorretto da studi serissimi, vasti, singolari”.

Di Jung si sa molto perché è vissuto nel secolo scorso, ma non si sa tutto quel che si potrebbe. Di fatto, gli eredi non hanno ancora voluto consegnarlo alla Storia: tantissimi documenti privati non sono stati divulgati e delle due case (una è a Küssnacht, l’altra a Bollingen) solo quella di famiglia a Küssnacht è visitabile su appuntamento due giorni a settimana.

Le ho viste entrambe pochi giorni fa, grazie a una meravigliosa amica che mi accompagna molto generosamente e sempre volentieri dove mi portano i miei interessi (anche quando sono solo miei), e il contrasto fra i due luoghi mi ha emozionato moltissimo. 

La casa di famiglia di Jung, sulla via principale di Küssnacht, è perfetta, benestante, comoda, con un curatissimo giardino e un lungo viale d’accesso. È una casa di rappresentanza, sembra costruita per dare una certa impressione, presuppone lo sguardo altrui.

Ma l’altra casa, a Bollingen, racconta una storia tutta diversa. 

 

ALLA RICERCA DELLA TORRE

 

“Ho una piccola casa a Bollingen, dove mi ritiro”, diceva Jung discretamente, alludendo al luogo noto come la Torre di Bollingen, che sorge in un punto isolato sul lago di Zurigo.

La Torre è diventata un luogo mitico, e in qualche modo misterioso, per l’immenso valore che aveva per lui, che lì riusciva a “pensare con l’inconscio”, e perché è rimasta proprietà privata dopo la sua morte nel 1961. Come dicevo, gli eredi non ne hanno voluto fare un luogo visitabile. 

Alla Torre, che in parte aveva costruito con le sue stesse mani, Jung dedica un intero capitolo della sua autobiografia Ricordi, sogni, riflessioni, con parole tali da renderla leggendaria: “Fin dal principio sentii la Torre come un luogo, in un certo senso, di maturazione, un grembo materno, una figura materna nella quale potessi diventare ciò che fui, sono e sarò. Mi dava la sensazione di essere rinato nella pietra. […] Tutto vi ha la sua storia, e la mia; vi è spazio per l’infinito regno sotterraneo della psiche”.

Siamo arrivate in zona Torre a fine pomeriggio. La luce era bellissima, ma della Torre non v’era traccia. Dalla strada non si vedeva assolutamente niente e non c’era nessuna indicazione.

Abbiamo attraversato un ponticello e proseguito a piedi per una stradina che correva parallela al lago. Solo un cancello arrugginito da pascolo, come unico accesso al lago, e ancora nessun cartello. “Qui non ci sono torri. Jung chi?”, ci ha risposto una ciclista di passaggio.   

La mia amica ha aperto il cancello arrugginito, per andare a chiedere informazioni a un uomo che si intravedeva poco distante e che stava facendo legna. “La Torre? Sì, è qua dietro. Ma è proprietà privata, non si può entrare”.

Era proprio lì, resa invisibile dagli alberi che la circondano come un piccolo castello incantato. Esiste proprio nell’assenza di sguardo altrui. 

Abbiamo bussato e ci ha aperto una pronipote di Jung, molto gentile, di passaggio alla Torre proprio in quei giorni. Le ho fatto il discorso più patetico e autenticamente emozionato che io abbia mai pronunciato per convincerla a farcela visitare e ci ha fatto entrare. 

Non c’è corrente elettrica alla Torre, ovviamente non c’è telefono, non c’è nulla. Solo pietre, acqua, e un’energia particolare, molto difficile da rendere a parole. Jung ci si ritirava per mesi, tagliando la legna, cucinando, pompando l’acqua da un pozzo, facendo tutti i lavori manuali necessari. 

Ognuno di noi ha un lato domestico e “civilizzato” e un lato in qualche modo selvaggio. Jung ha reso visibili i due aspetti, incarnandoli fisicamente in due luoghi profondamente diversi, dove il “selvatico” sembrava essere necessario per riuscire a equilibrare il domestico. 

Pochi luoghi rivelano come la Torre quanto sia importante conoscersi. 

 “A Bollingen mi trovo nella mia più vera natura, in ciò che esprime profondamente me stesso.”

(Carl Gustav Jung)

 

10 metodi non convenzionali per essere sempre creativi

10 metodi non convenzionali per essere sempre creativi

Un paio di settimane fa lo scrittore Austin Kleon, autore del fortunatissimo bestseller Ruba come un artista (te ne ho già parlato in quest’articolo), ha tenuto un’originale conferenza dove ha condiviso le dieci “strategie” che utilizza per mantenersi creativo.

Ho visto la registrazione e mi è piaciuta così tanto che ho deciso di dedicargli un articolo, perché le sue dritte possono essere utili a tutti, non solo a chi vive della propria creatività.

Perché? Perché abbiamo bisogno di creatività in tutti gli ambiti della vita. A parte il piacere puro e semplice che dà riuscire a esprimersi in senso artistico, anche trovare soluzioni o avere idee è un atto creativo.

Come fare quindi a mantenersi sempre creativi e non solo occasionalmente?

Eccoti dieci metodi non convenzionali per farlo, che Kleon ha messo a punto partendo dalla sua esperienza e da quella di altri artisti (e che ho un po’ rielaborato per agevolare la comprensione dei concetti):

1. “RICOMINCIA DA CAPO OGNI GIORNO”. Hai mai visto il film Ricomincio da capo con Bill Murray? È la storia di un meteorologo che, inviato per un reportage in una cittadina di provincia, rimane intrappolato in un circolo temporale che gli fa rivivere sempre la stessa giornata, il 2 febbraio. Il 3 non viene mai, l’oggi è l’unico giorno possibile, un giorno dopo l’altro. Kleon suggerisce un utilizzo molto da mindfulness dell’idea di base di questo film, che è diventato un cult: ogni giorno, immagina che ci sia solo l’oggi e quello che puoi farne. Ogni giorno, alzati e comincia, ogni giorno è una pagina bianca.

2. “CREATI UNO SPAZIO CHE TI DIA GIOIA”. Tutti abbiamo bisogno di uno “spazio sacro”, solo nostro, dove ritirarci. Paradossalmente può non essere uno spazio fisico, può essere una determinata ora della giornata, ma ci deve comunque essere un luogo e un momento in cui tu possa darti il permesso di disconnetterti dal mondo per riconnetterti con te stesso, anche se solo per pochissimo tempo. Trova uno spazio che sia il tuo rifugio, dove circondarti delle cose e della musica che ti piacciono e “incubare” l’ispirazione. 

3. “DIMENTICA IL SOSTANTIVO, AGISCI IL VERBO”. Detta meglio: spesso vogliamo essere questo e quello, senza fare quanto necessario per diventare questo e quello, senza agire per arrivare dove vogliamo arrivare. Dimentichiamo il titolo e concentriamoci invece sulle azioni e sui passi da compiere. Vuoi essere uno scrittore? Scrivi tutti i giorni.

4. “FAI DEI REGALI”. Abbiamo tutti degli hobby che desideriamo rimangano tali, che ci danno molto piacere ma che non abbiamo intenzione di trasformare in un business. La frase “Bello! Perché non lo vendi su Etsy?”, secondo Kleon sta uccidendo il piacere della creatività fine a se stessa (che poi non è mai fine a se stessa, perché già solo la pura gioia di esprimersi ha una funzione preziosissima per il nostro benessere). Anche se non vuoi vendere le tue creazioni, continua a creare e regalale. Ti darà comunque molta soddisfazione condividerle.

5. “ORDINARIO+ATTENZIONE EXTRA=STRAORDINARIO”. L’ispirazione è ovunque. Non c’è bisogno di avere vite straordinarie per trovarla. Se così fosse, non esisterebbero tante opere meravigliose che invece per nostra fortuna esistono. Puoi trovare tutto quello che ti serve per produrre un lavoro straordinario, portando semplicemente più attenzione all’ordinario. L’importante è saper cogliere, è l’attenzione che fa la differenza.

6. “L’ARTE SERVE LA VITA”. Kleon sostiene che l’arte non è più importante della vita, semmai è vero il contrario. L’arte, però, può migliorare moltIssimo la nostra esistenza e certamente può alimentare altra creatività. Fai in modo che la tua creatività porti benessere a te e agli altri, che aggiunga bellezza.

7. “TI È PERMESSO CAMBIARE IDEA”. Cambiare idea non vuol dire mancare di personalità. Riconsidera, rimani aperto, sii disponibile a rivedere il tuo pensiero se intervengono nuovi elementi e consapevolezze, mantieni fluidità mentale. Essere creativi vuol dire prima di tutto essere ricettivi.

8. “QUANDO HAI DEI DUBBI, RIORDINA”. Questo punto mi piace particolarmente perché, come ho scritto più volte in diversi articoli, credo moltissimo nel “magico potere del riordino”. Quando ti sei bloccato, o dubbioso, riordina il tuo piano di lavoro o altro. Fai spazio fisicamente e dai spazio ai tuoi pensieri, alle idee, al tuo flusso creativo.

9. “I DEMONI ODIANO L’ARIA FRESCA”. Cammina, fai una passeggiata, esci all’aria aperta. Ti aiuterà a dissolvere i tuoi demoni interiori, cioè i pensieri negativi, ogni volta che ti assaliranno: “To exercize is to exorcize” (“Fare esercizio è esorcizzare”, dice Kleon).

10. “SPENDI IL TUO TEMPO PER QUALCOSA CHE DURI”. Abbi cura del tuo tempo, spendilo in qualcosa di positivo, in qualcosa i cui effetti benefici durino nel tempo.

Se parli inglese ti consiglio di vedere il video originale. Kleon riesce a non essere banale anche quando esprime concetti già parzialmente noti. E, soprattutto, ha il dono della sfumatura.

 

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10 cose belle e utili da fare assolutamente in primavera

10 cose belle e utili da fare assolutamente in primavera

Sarà che la primavera è la mia stagione preferita, per il suo caldo leggero che non toglie energia, sarà perché qualche giorno fa sono rimasta molto colpita dalla visita di una casa-museo immersa in un giardino fiorito (quella del pittore Pierre-Auguste Renoir a Cagnes), ma questo sarà un articolo un po’ diverso dal solito. 

In primavera è più facile aprirsi al nuovo e approfittare del senso di rinascita che la stagione porta con sé, quindi eccoti qualche suggerimento per sfruttarne al massimo i benefici e goderti quello che offre, a vantaggio del tuo benessere:

●  RIORDINA L’ARMADIO. So che non sembra una cosa piacevole, ma può diventarlo: sfrutta la spinta al rinnovamento della primavera per mettere finalmente in ordine il tuo armadio. È il momento ideale. Liberati dei capi che non ti corrispondono più, che non ti servono, che non ti stanno bene. Alleggerisciti, pensa a quanto ti sentirai bene ogni mattina aprendo un armadio ordinato, in cui tutto è accessibile e di tuo gusto (in quest’articolo puoi trovare dei suggerimenti utili per fare decluttering in leggerezza).  

●  CREA LE TUE GIORNATE DI PRIMAVERA. Il Fondo Ambiente Italiano ogni anno organizza le Giornate di Primavera, un’iniziativa che consente di visitare luoghi bellissimi in tutt’Italia (ci sono appena state quelle del 2018). Copia l’idea e crea le tue personali Giornate di Primavera per i weekend di questo periodo: inventa itinerari brevi e facilmente fattibili, che siano culturali, enogastronomici o nella natura, in base ai tuoi interessi e a quello che preferisci. 

●  PORTA LA PRIMAVERA IN CASA. In questo periodo destinare un piccolo budget all’acquisto di piantine e fiori consente di portare il piacere della primavera in casa. Non andare semplicemente dal fiorista, se appena puoi vai per vivai. I vivai, così come i giardini, sono luoghi speciali (e una mia particolare ossessione, confesso). Gironzolare fra piante e fiori è rilassante e piacevole in qualunque stagione, ma in primavera diventa addirittura inebriante. 

●  DATTI ALLA “FLÂNERIE”. I francesi usano la parola flânerie per definire l’arte di vagabondare senza meta per le strade di una città. In primavera questo diventa una gioia pura. Il bello è camminare senza una mappa né una meta precisa, portati dal caso, osservando, scoprendo angoli e scorci, ma soprattutto godendosi il “qui e ora”. Se ti piace l’idea puoi leggere un libro delizioso, di cui ho già parlato in una newsletter: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano (ma i benefici della flânerie certamente valgono anche se non sei a Parigi).

●  RIORDINA LA BORSA. Se mi segui sai che amo particolarmente i libri di Dominique Loreau, scrittrice francese da trent’anni trapiantata in Giappone. Se non l’avesse scritto lei, non credo avrei mai letto un libro interamente dedicato all’arte di tenere in ordine la propria borsa, che invece esprime un pensiero tutt’altro che futile. La borsa rappresenta la nostra casa fuori casa, il micro che riflette il macro, una piccola dimora dove custodiamo ciò di cui vogliamo sempre con noi, quando usciamo nel mondo. Non dev’essere un magazzino, un peso inutile da portare, quindi svuota la tua borsa e riconsiderane il contenuto, oggetto per oggetto. Rendila leggera ed essenziale.

●  FAI ALMENO UNA COSA NUOVA A SETTIMANA. Un altro modo per sfruttare lo spirito di rinnovamento che la primavera porta con sé è certamente fare una cosa che avresti sempre desiderato fare e che non hai mai fatto, o semplicemente provare un nuovo sapore, un nuovo profumo, vedere un posto nuovo (sono appena stata a provare il famoso bubble tea, ma onestamente non so ancora che cosa pensarne).

●  MUOVITI DI PIÙ. Per tutto l’inverno ti sei sempre mosso in macchina o con i mezzi? In primavera è più facile mettersi a fare movimento, anche se sei pigro: il clima favorisce e sostiene. Quindi, cammina, vai a piedi tutte le volte che puoi, prendi la bici, rimettiti in moto. Comincia in piccolo, bastano pochi minuti al giorno, e poi aumenta gradualmente.

●  FAI UNA VISITA GUIDATA. Ci sono delle visite guidate bellissime praticamente ovunque. A me piacciono in modo particolare quelle che prevedono un itinerario e quindi una passeggiata, o quelle che includono la visita a un giardino (per i milanesi: due luoghi imperdibili sono la Casa degli Atellani con l’annessa Vigna di Leonardo, e Villa Necchi Campiglio col suo bellissimo giardino). È facile dare per scontata la propria città, ci si dice “tanto posso sempre andare a vedere questo e quello” e proprio per questo non ci si va mai. Le guide sono spesso molto preparate e quindi rendono tutto più interessante, ma ovviamente è bello anche fare una visita per conto proprio.

●  SIEDITI AL TAVOLINO DI UN CAFFÈ. Concediti il lusso di sederti in un caffè o una pasticceria con tavolini esterni e un’ubicazione piacevole, in una piazza o in una bella strada. Fallo con una persona di cui ami la conversazione o da solo con un buon libro. Goditi il momento o, se ti piace, il passeggio.

●  PIANIFICA UNA VACANZINA. Che la vacanza sia breve o lunga (se ne hai la possibilità) non importa, l’importante è bloccare l’agenda e pianificare il tuo riposo e il tuo svago. Pensaci per tempo, ma soprattutto non rimanere nel vago, dicendoti: “magari a fine giugno ci vado”: blocca l’agenda nelle date scelte. Se un impegno, anche con se stessi, è scritto, è molto più facile rispettarlo.

Buona primavera!

Stress da controllo? 3 domande molto potenti (… e risolutive) che non puoi non farti

Stress da controllo? 3 domande molto potenti (… e risolutive) che non puoi non farti

Hai deciso di uscire dall’ufficio a un’ora decente, magari per andare al cinema, e il tuo capo ti blocca in una riunione fiume? Hai un appuntamento importante dall’altra parte della città, parti per tempo e poi rimani bloccato nel traffico? Hai dei programmi all’aria aperta per il weekend e si mette a piovere a dirotto?

Di esempi così nelle nostre vite ce ne sono a decine. Ogni giorno succedono cose di cui non abbiamo il controllo e che ci generano stress, in misura maggiore o minore.

È evidente che non possiamo controllare il meteo, ma non si può dire che sia così evidente per tutto. Anzi, tanto stress ci viene proprio dal non sapere su che cosa possiamo avere o meno il controllo.

Che significa? Significa che sprechiamo tanto tempo ed energia, soprattutto nell’ambito delle relazioni, cercando di controllare fattori che in realtà non possiamo controllare. Che ci piaccia o no, non abbiamo il controllo del comportamento del nostro partner e dei nostri figli, né sui loro gusti o sul loro umore.

Possiamo magari influenzare o persuadere, ma non controllare, anche se passiamo ore a domandarci, sempre più stressati, “ma perché non fa semplicemente quello che gli chiedo? Che ci vuole?”.

 

UNO STRUMENTO MOLTO EFFICACE: LE 3 DOMANDE DI CONTROLLO

 

Vuoi smettere di stressarti inutilmente? Cambia le domande che ti fai. Ne bastano tre, ma devono essere quelle giuste: le ha elaborate Timothy W. Gallwey, grande pioniere del coaching moderno, e sono uno strumento molto semplice ed estremamente efficace.

Ecco che cosa devi chiederti in sequenza:

Vediamo più in dettaglio come puoi utilizzare queste tre domande di controllo. Per prima cosa scegli una situazione per te stressante e poi analizzala rispondendo alle tre domande in questo modo:

● Che cosa non controllo in questa situazione?

Rispondi facendo una lista di tutto quello che ti viene in mente, inclusi gli atteggiamenti e le azioni delle persone. Questa domanda serve a renderti consapevole di ciò è al di fuori del tuo controllo e su cui realisticamente non puoi fare nulla.

Non controllo… (ad esempio: le priorità del mio capo, la sua disponibilità di tempo, ecc.)

● Che cosa sto cercando di controllare?

Rispondi facendo una lista di tutto quello che stai cercando di controllare, anche se alcune cose sono già presenti nella prima lista (anzi, se compaiono anche nella prima lista, è probabile che tu stia investendo tempo ed energie per cose che hai appena visto che non è in tuo potere controllare).

Sto cercando di controllare… (ad esempio: le mie reazioni negative verso di lui, la mia impazienza, ecc.)

● Che cosa potrei controllare e al momento non sto controllando?

Rispondi facendo una lista di tutto quello che potresti controllare, ma che finora non avevi considerato (spesso si tratta di variabili interne, alle quali fino a quel momento non avevi pensato). Questa domanda serve a sbloccare l’elaborazione di possibili alternative, più realistiche ma al tempo stesso più efficaci, perché sostenute da una vera consapevolezza di ciò che è in tuo potere fare.

Potrei controllare… (ad esempio: la mia capacità di esprimere più sinteticamente e quindi più rapidamente quello che voglio dire, la mia disponibilità all’ascolto, ecc.)

Con ragione, Gallwey sostiene che se fai un buon lavoro con le prime due domande, le risposte alla terza appaiono in un lampo, rivelando possibilità non ancora conosciute.

Nel suo bellissimo libro Il gioco interiore nello stress. Esprimi il tuo potenziale e vinci le sfide della vita, scrive a proposito dell’esercizio delle tre domande: “Normalmente le persone scoprono che ciò che non riescono a controllare si trova all’esterno, mentre ciò che non controllavano, ma che avrebbero potuto, si trova in loro stesse. E il risultato sarà sempre migliore, se vi avvicinate alle situazioni di stress alle vostre condizioni”.

È quando smettiamo di occuparci (e preoccuparci) di ciò che non possiamo controllare e ci concentriamo su quanto invece è in nostro potere che si aprono davvero nuove strade, quindi ti suggerisco di usare le domande di controllo in tutte le situazioni che ti stressano.

Ti aiuteranno a fare chiarezza dentro di te, a trovare opportunità alle quali non avevi pensato, a recuperare tranquillità interiore ed efficacia nell’azione.  

P.S. C’è una nota preghiera, che ha a che fare proprio col controllo (è stata attribuita agli autori più disparati, ma pare sia del teologo Karl Paul Reinhold Niebuhr). Si chiama “preghiera della serenità” e ha avuto una grandissima fortuna. Il primo verso dice: 

Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
e la saggezza per conoscere la differenza. 

 

Il fascino del passato: 10 imperdibili film in costume

Il fascino del passato: 10 imperdibili film in costume

I film e le serie tv in costume sono un genere a parte, c’è chi li ama e chi li detesta. Io faccio parte della schiera di quelli che li amano senza riserve, soprattutto se sono ambientati nell’Ottocento.

Raccontano storie senza tempo e sentimenti a volte repressi, ma mai temuti. Danno un godimento sottile, che lascia tracce, anche se è difficile da definire.

Nelle nostre vite piene d’impegni gli spazi d’evasione sono importanti, vanno creati e preservati per stare bene. Questo genere di film può rappresentare uno spazio d’evasione di qualità: la bellezza di certi dialoghi e le ricostruzioni accuratissime di ambientazioni e costumi ne fanno spesso prodotti che vanno molto oltre il puro entertainment. Sono viaggi nel tempo che ci consentono di vivere, anche se soltanto per un paio d’ore, in altri luoghi e in altre epoche di cui sentiamo il fascino. 

Ho parlato nell’ultima newsletter di questi film e mi è stato chiesto di consigliarne qualcuno, cosa che colgo l’occasione di fare molto volentieri in un articolo dedicato, perché li ritengo una risorsa preziosa.

 

10 CAPOLAVORI DA VEDERE E RIVEDERE

 

● L’età dell’innocenza. Tratto dall’omonimo romanzo di Edith Wharton e diretto da Martin Scorsese, è la storia di un amore impossibile, mai consumato e per questo anche più dirompente, nella New York del 1870. C’è solo un bacio, che cambia per sempre il corso della vita interiore dei protagonisti. Il personaggio femminile dell’indipendente contessa Ellen Olenska, interpretata nel film da Michelle Pfeiffer, è uno dei più belli di sempre.

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● Ragione e sentimento. Forse il miglior film fra i tanti tratti dai romanzi di Jane Austen, con Emma Thompson e Kate Winslet nei panni delle due sorelle protagoniste, che amano in modo diversissimo. L’ho visto un numero vergognoso di volte. Mi piace il cast, mi piacciono le ambientazioni, mi piace la sceneggiatura (firmata dalla stessa Thompson che per questo ha guadagnato un Oscar). E raramente si è visto rappresentare così bene il legame d’acciaio che può esserci fra due sorelle.

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● Gosford Park. Weekend con delitto in una villa di campagna inglese piena di ospiti. Straordinario film corale sulle relazioni fra nobiltà e servitù, diretto da Robert Altman e sceneggiato da Julian Fellowes, che per questo film ha vinto un Oscar (e che, anni dopo, ha scritto non a caso la sceneggiatura di Downton Abbey). Cast stellare, da Maggie Smith a Helen Mirren.

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● Lezioni di piano.  La prima volta che ho visto questo film, dominato dall’acqua e dalla musica, sono uscita dal cinema turbata. Diretto da Jane Campion, racconta la storia di Ada, una donna muta dall’età di sei anni, che, portando con sé la sua bambina e un pianoforte, si trasferisce dalla Scozia in Nuova Zelanda per fare un matrimonio combinato. Struggente, in modo quasi insostenibile, la scena in cui è costretta ad abbandonare sulla spiaggia lo strumento che le consente di esprimere le emozioni (anche grazie alla meravigliosa colonna sonora di Michael Nyman). A distanza di molti anni rimane un film conturbante e misterioso.  

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● Le regole del caos. Film meno noto, ma pieno di fascino. Racconta la storia di Sabine De Barra, paesaggista alla corte del Re Sole. I giardini di cui si narra sono quelli di Versailles e il bellissimo personaggio del giardiniere capo che la assume, André Le Nôtre, è realmente esistito. Con Kate Winslet, un’attrice sempre notevole.

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● L’ultimo dei Mohicani. Come ho scritto in un altro articolo, metterei questo film praticamente in qualunque elenco. Firmato dal grandissimo regista Michael Mann e interpretato da un Daniel Day-Lewis all’apice del suo fascino, è un film d’amore e d’avventura, ambientato nel 1757 sullo sfondo della guerra per il possesso delle colonie del Nord America. Appassionato e appassionante, senza una sola sbavatura.

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● L’ereditiera. È il più vecchio dei film in elenco, ma regge benissimo il tempo (purtroppo non ho trovato il trailer in italiano, ma esiste il DVD). Racconta la storia di una ragazza ricca, considerata scialba e insignificante da suo padre, che si innamora di un bellissimo uomo che potrebbe rivelarsi un cacciatore di dote. Divisa fra l’amore per costui e la fredda influenza del padre, rivelerà una personalità sorprendente. Con Olivia De Havilland (la Melania di Via col vento) e Montgomery Clift. Dal romanzo Washington Square di Henry James.

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● Jane Eyre. La storia di Jane Eyre, ragazza orfana assunta come istitutrice in un castello dai molti segreti, ha avuto giustamente un’immensa fortuna al cinema e in televisione. Delle tante versioni che sono state tratte dall’omonimo capolavoro di Charlotte Bronte, la mia preferita rimane quella del 1996, diretta da Franco Zeffirelli con Charlotte Gainsbourg e William Hurt nella parte dei protagonisti. Sono credibili ed emozionanti.

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● Royal Affair. Ho amato moltissimo questo film, basato sulla storia vera della regina Caroline Mathilda di Hannover, che regnò in Danimarca nella seconda metà del Settecento. Sposata a un re affetto da una grave malattia mentale, amò il medico di corte, di cui condivideva gli ideali. È interpretata da Alicia Vikander, la mia attrice preferita della sua generazione.

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● Le relazioni pericolose. Chi l’ha visto non potrà mai dimenticare il seduttore Valmont interpretato da John Malkovich (e chi non l’ha visto si è perso qualcosa). Sono tutti bravissimi, da Glenn Close a Michelle Pfeiffer, ma è Malkovich a fare la differenza. Grazie a lui questa versione del romanzo di Choderlos de Laclos, firmata da Stephen Frears, ha oscurato quella uscita poco dopo, a opera del regista Miloš Forman, nonostante quest’ultimo fosse reduce dal successo di Amadeus e il suo Valmont fosse comunque un buon film. 

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Buona visione!

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