Non so se sia ancora così, ma quando ci sono stata, circa tredici anni fa, ad accogliere i visitatori alla Weta Workshop era una gigantesca statua dell’Uruk-hai Lurtz, il terrificante orco guerriero della trilogia cinematografica Il Signore degli Anelli.

La Weta Workshop si trova a Wellington, in Nuova Zelanda, ed è, letteralmente, una fabbrica di meraviglie, a cui si deve la realizzazione di tutte le creature fantastiche, gli effetti speciali, i trucchi (ma non solo) di questi film e di tantissimi altri del calibro di Avatar.

Per ragioni legate al mio lavoro di allora, ho avuto il privilegio di visitarla accompagnata da uno dei suoi fondatori, Richard Taylor (vincitore di 5 premi Oscar per trucchi, costumi ed effetti speciali), e di vedere sul campo il lavoro di una squadra di eccellenze professionali, all’epoca reduce dal trionfo della trilogia e impegnata nel King Kong di Peter Jackson.

Un lavoro magico, per un’appassionata di cinema: è stata un’esperienza di pura meraviglia, l’aria era satura di una creatività contagiosa. A visita finita, con un sorriso che mi andava da orecchio a orecchio, sono tornata indietro per ringraziare calorosamente Taylor, che è sembrato piuttosto stupefatto di aver generato tanto entusiasmo.

Se me l’avesse chiesto, gli avrei risposto che era stata soprattutto la meraviglia. Confesso che la meraviglia mi dà un’energia che niente altro riesce a darmi allo stesso modo. Amo tanto il cinema proprio perché è un varco sempre accessibile per il sense of wonder.

La meraviglia è un’emozione essenziale, non riservata alla sola infanzia. Da adulti, è un’emozione elusiva, un dono che richiede attenzione quanto la poesia di cui è parente stretta.

 

BREVE STORIA DI UN’EMOZIONE DA RISCOPRIRE

 

Ho deciso di scrivere quest’articolo un po’ anomalo, dedicato al sense of wonder, dopo aver letto l’Atlante delle emozioni umane. 156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai di Tiffany Watt Smith, che affronta in modo originale un tema oggi un po’ abusato.

Questo curioso e piacevolissimo libro racconta la storia di 156 emozioni, meraviglia inclusa, in altrettanti mini-saggi e ci fa capire bene quanto epoche, luoghi e storia personale abbiano inciso e incidano sul nostro modo di percepirle (per inciso, a quanto pare Darwin l’aveva capito subito: spediva questionari agli esploratori e ai missionari in tutto il mondo, chiedendo come gli indigeni esprimessero il lutto o l’eccitazione).

L’autrice racconta che, nei secoli, proprio la meraviglia ha conosciuto alterne fortune. Tra il Duecento e il Seicento, era considerata un’emozione molto importante, al centro di grandi dibattiti filosofici: Cartesio la definì “una sorpresa improvvisa dell’anima” e la citò addirittura per prima fra le sei cosiddette passioni primitive (le altre cinque erano l’amore, l’odio, il desiderio, la gioia e la tristezza).

Col Settecento l’autorità culturale della meraviglia si è oscurata, relegata nell’ombra dalla preferenza data alla ragione. Successivamente, non è più riuscita a recuperare la rilevanza d’un tempo fra le emozioni umane, nonostante i tentativi di riabilitazione del Romanticismo (e la sua critica alla perdita di poesia derivata dal progresso scientifico, che, come disse Keats, “disferà l’arcobaleno”).  

 

COME COLTIVARE LA MERAVIGLIA

 

Tanta poesia è nata dalla meraviglia, tanta arte, tanta creatività. Ma non è soltanto un’emozione per creativi: la meraviglia soddisfa il nostro bisogno di scoperta e di stupore, dissolve la noia, amplia i nostri confini, trasforma la realtà in qualcosa di nuovo, inaspettato e incantevole.

Come coltivarla? Prestando attenzione, rimanendo curiosi e aperti, sperimentando cose nuove. La meraviglia nasce da un approccio mindfulness all’esistenza, dall’essere nel momento presente, dal vedere realmente quello che ci circonda.

Vuoi degli spunti utili? Dai un’occhiata al delizioso sito Tracking Wonder, dedicato a tutti i cercatori di meraviglia. E poi, per renderti consapevole di che cosa la genera in te, scrivi tutto quello che nella tua vita ti ha riempito di sense of wonder.  

Il mio elenco personale è lunghissimo e comprende cose abbastanza disparate, ma tutte mi hanno fatto provare meraviglia, per ragioni diverse. Eccone alcune, in ordine sparso:

● la Via Lattea come si vede nelle notti estive in Umbria

● la Cappella Sistina

Star Wars, episodi 4, 5 e 6 (i primi usciti) e, appunto, la trilogia Il Signore degli anelli

● il quartiere di Malá Strana a Praga

● gli spazi aperti del Montana

● il Cartone di sant’Anna di Leonardo da Vinci 

● i chilometri e chilometri di isole disabitate dell’arcipelago di Stoccolma

● lo psicologo Daniel Kahneman quando parla e qualcuno per fortuna lo filma

● una degustazione di formaggio Camembert fatta in Normandia

● i disegni delle Oracle Cards di Colette Baron Reid…

 

… ma la strada per il sense of wonder è diversa per ciascuno di noi.

  

 

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